ARTI MARZIALI INTERIORI

Nelle arti marziali raggiungere l’illuminazione significa eliminare tutto ciò che oscura la "vera conoscenza", la "vita reale" e, nello stesse tempo, espandersi illimitatamente. Per trascendere il Karma bisogna saper usare l’intelletto e la volontà. L’unitarietà della vita è una verità della quale ci si può rendere conto solo se prima si avrà eliminato l’erronea nozione di un Io separato, il cui destino sia staccato dal tutto.

Il vuoto include ogni cosa perché non ha un contrario, esso non esclude nulla e non si oppone a nulla; il vuoto è vivo perché tutte le forme provengono da esso, e chi comprende il vuoto è colmo di vita e di potenza e di amore per tutti gli esseri.

È una premessa ben nota nel Taoismo e nello Zen che è il vuoto a dare valore alle cose. L’utilità di una tazza o di una brocca risiede nel suo "vuoto", non nella sua materia. Gurdjieff costringeva i suoi discepoli a scavare delle profonde buche e, quando li vedeva contenti per aver terminato il lavoro, impassibile ordinava loro di riempirle di nuovo. Anche se solitamente vengono sottolineati gli aspetti pratici delle Arti Marziali, pare che come succede per la tazza, il valore risieda piuttosto in ciò che non è tangibile.

La coscienza del Io è il maggiore ostacolo alla corretta esecuzione di ogni azione fisica. Secondo questa teoria bisogna diventare come dei fantocci di legno, i quali non pensano, non agiscono, ma lasciano che il tronco e gli alberi si muovano secondo leggi proprie. Quando si raggiungerà il vuoto saranno le cose esterne che si riveleranno; " quando ti muovi sei simile all’acqua, quando stai fermo sei simile a uno specchio, rispondi come risponde l’eco’. Presupposto principale per raggiungere lo Zen è la capacità di lasciarsi "attraversare" dalle cose che stanno intorno, non localizzare il pensiero e non prendere coscienza dell’Io, perché è il maggior ostacolo per la corretta esecuzione di ogni azione fisica.

L’arte raggiunge la massima altezza quando è priva di autocoscienza e solo così si potranno vedere le cose nella loro semplicità originaria, priva di preconcetti.

Un’affermazione è Zen solo quando è contemporaneamente azione, non quando fa riferimento a qualcosa che lo Zen afferma; il buddismo rifiuta il ricorso allo sforzo.

Lo Zen può arrivare a far parte di qualsiasi attività ed è qualcosa di interiore. La presenza dello Zen in tutto l’essere umano è chiamata "Zuizanmai"; essa è una forza interna alla quale ci appelliamo nei momenti di necessità vitale. L’anima della meditazione "Za-Zen" deve portare la pace nella propria mente, nel cuore e nel corpo.

Lo scopo dell’arte è quello di proiettare nel mondo una visione interiore, di fermare nella creazione estetica le più profonde esperienze personali di un essere umano, di renderle intellegibili e note a tutti. L’arte dà forma al rapporto fra l’uomo e il nulla, fra l’uomo e la natura dell’assoluto, è espressione della vita e trascende il tempo e lo spazio; per dare una nuova forma e un nuovo significato alla natura ci si serve dell’anima attraverso l’arte.

L’artista sì esprime con dei movimenti che sono lo specchio della sua anima, e, se cosi non fosse, il suo movimento sarebbe vuoto, privo di significato. L’arte non deve essere solo estetica, ma frutto di illuminazione che raggiunge la sua massima perfezione grazie ad una sua interiorizzazione.

La creazione in arte è espressione della personalità che deve avere le radici nel nulla. Il fine ultimo dell’artista è l’apprendimento dell’arte di vivere attraverso l’attività quotidiana e si propone di diventare un perfetto maestro di vita. L’arte è la via che porta all’assoluto, ma l’abilità artistica deve essere il riflesso di una fase dell’evoluzione artistica, la cui perfezione non è reperibile nella forma ma deve irradiarsi nell’anima.

L’attività artistica non si deve esaurire nell’arte in sé, deve andare oltre, in un mondo più profondo dove confluiscono tutte le forme d’arte e nel quale si realizza l’armonia dell’anima e del cosmo nel nulla. Tale armonia diventa realtà; per cui il processo artistico si identifica con la realtà e la realtà è verità.

La Meditazione in posizione meditativa permette al praticante di accumulare energie, lasciando passare i pensieri come nubi nel cielo, rilassando la tensione nervosa e muscolare, concentrandosi nell’energia, spalle e testa diritte, mani giunte i cui pollici non fanno né montagna, né valle e praticando la vera respirazione, basata nella espirazione profonda nel Hara, zona che si situa due dita sotto l’ombelico. Il saluto con l’inchino e le mani giunte sono gesti importanti, in quanto servono a mantenere uno spirito corretto, significano dignità e rispetto." Conosci te stesso e conoscerai tutto l’universo!" questo è lo spirito dello Zen e del Bushido tradizionale, il quale afferma che si deve vivere il mondo con il corpo e valutare ogni piccolo gesto della giornata.

"La respirazione Zen permette l’emissione di una forza vibratoria o Kiai, che parte dal Hara (dal fondo dell’intestino) ossia dall’oceano dell’energia; bisogna espirare lentamente perché alla fine si trova l’energia nella sua massima espressione. La parola KIAI si compone in KI (energia) AI (unione), cioè unità dell’energia; "un solo grido, un solo istante dove sì concentrano il tempo lo spazio e tutto il cosmo," i praticanti di arti marziali devono inspirare profondamente, incontrare tutto lo spazio interno per ossigenarlo con la propria respirazione; si arriva alla attenzione senza sforzo, alla capacità di astrarsi e si canalizza, così, la tensione del corpo, acutizzando l’intuizione.

Quando si arriva a questo punto lo spirito è vuoto di tutte le molestie interiori si è raggiunto lo Zen.