INTRODUZIONE

 

Nell'ambito delle attività sportive la lotta, è indubbiamente una delle primissime che l'uomo ha dovuto praticare, insieme alla corsa ed alla caccia, per tassative necessità di vita. Sarà stata dapprima la lotta con gli animali, per difendersi e per procacciarsi i mezzi di sussistenza, poi con i propri simili, per tutelare i propri rudimentali beni e magari impadronirsi di quelli altrui. La data approssimativa di inizio delle attività fisiche con carattere più spiccatamente sportivo, risale attorno al III millennio a.C.

Già gli Egiziani, come i Cinesi, millenni avanti Cristo, praticavano la lotta. I Greci la tennero in grande considerazione nei due stili, quella verticale (in piedi), quella orizzontale (partenza in ginocchio) e la codificarono stabilendo che aveva partita vinta colui che riusciva ad immobilizzare l'avversario con le spalle a terra. La lotta costituiva gara a sé, di enorme importanza nell'Olimpiade ellenica, in più rientrava nelle specialità del Pentathlon e del Pancrazio. Lottavano anche le fanciulle nelle Eraclee, le Olimpiadi femminili elleniche. Alla lotta erano dati in Grecia altissimi valori morali. I giovani delle più nobili famiglie venivano addestrati sin dall'infanzia con istruttori severissimi che anfore e bassorilievi ci mostrano armati di frusta. Atene e Sparta fecero costruire apposite palestre. Gli istruttori imprimevano ai giovani il concetto che la lotta fosse unione di Forza ed Intelligenza, non fortunoso esito di colpi. Era bandito qualsiasi espediente e severamente punito un comportamento sleale. Questi altissimi concetti furono travisati dai Romani troppo rudi, insensibili alla civiltà ellenica, talché a Roma la lotta divenne subito un esercizio crudele secondo il concetto Forza - Istinto invece che Forza - Intelligenza. Di qui il passo fu breve verso i giochi dei gladiatori dove quei barbari spettacoli vennero condannati dal Cristianesimo e destinati a far spegnere persino il fuoco d'Olympia.

Contemporaneamente alla nascita della lotta si affianca quella del pugilato, lasciando già nel III millennio a.C. evidenti tracce in Egitto e in Mesopotamia le cui origini sono testimoniate dalle opere di Teseo, nell'Iliade di Omero e nell'Eneide di Virgilio. È con la civiltà minoica e micenea (Cretesi e Greci arcaici) che assume quegli aspetti tecnici e culturali che incontreremo nei Greci nel periodo Olimpico. Gli Achei chiamarono questa disciplina Pigmachia, ossia combattimento coi pugni e lo trasmisero a molte altre popolazioni mediterranee. Il pugilato si sviluppò su due strade distaccate e parallele, per quanto provenienti dallo stesso ceppo tecnico miceneo: in Italia con il pugilato dei Cesti ereditato dagli Etruschi; in Grecia con la Pigmachia, Dopo il periodo Miceneo, le due forme di pugilato si rincontrarono solo nel II secolo a.C. con la conquista romana della Grecia, nella quale il pugilato con il Pancrazio erano talmente radicati a livello sportivo da vivere una piena maturità professionista. I romani avevano, invece, acquisito il pugilato dei cesti dagli Etruschi solo a partire dal IV secolo a.C. , in cui giochi agonistici si erano trasformati in eventi di ordine sacro - cerimoniale. Con grande sorpresa degli storici e degli sportivi greci e latini di allora, si scopri che il Pugilatus caestis etrusco - romano e la Pigmachia greca erano identiche. Presumibilmente il Pugilatus ceastis rimase più ancorato al modello arcaico anche per la minore quantità di agonismo espletato nei secoli, o forse fu la Pigmachia greca ad aggiungere i calci in conseguenza dell'influenza del Pancrazio.

Parallelamente in Oriente si sviluppano le arti marziali che sono alla base delle attuali arti marziali.

In Europa nel periodo medievale l'abilità nel combattimento si dimostrava durante i tornei, che erano accompagnati da cerimonie fastose. Le arti medievali erano praticate dalla sola classe dei cavalieri; questi cercarono di creare un'ideologia compatibile con queste discipline, ma risultò impossibile visto che il Cristianesimo propugnava la pace; si prosegui con l'uso della spada, fino ad arrivare al sedicesimo secolo in cui l'arrivo delle armi da fuoco le sostituì.

Se con il termine arte marziale noi intendiamo oggi prevalentemente le discipline del combattimento nate in Oriente, questo non significa che non ne siano nate altrettante in Occidente. Chiunque abbia per qualsiasi ragione combattuto ha usato necessariamente un'arte marziale, forse un po’ distante dal suo reale concetto, e senza dubbio si è combattuto più in Occidente, mentre in Oriente è sempre stata più forte una tendenza all'isolamento e alla ricerca interiore. Si può affermare che le arti del combattimento sono state più coltivate in Europa che in qualsiasi paese Orientale. Non bisogna, infatti, dimenticarsi, che greci e romani, non hanno conquistato tre quarti del mondo conosciuto leggendo poemi. Se esiste un fraintendimento che considera le arti occidentali inferiori rispetto alle arti marziali orientali, è perché queste ultime hanno sopravvissuto temporalmente per molti più anni inalterate, e quando l'Occidente le ha riconosciute come tali, le discipline europee si erano già trasformate in attività sportive come il lancio del giavellotto, la scherma, il pancrazio e avevano quindi già perso, attraverso la regolamentazione agonistica, quelle caratteristiche peculiari che le rendevano strumento di combattimento reale. La "filosofia" che ha affiancato lo sviluppo delle arti Orientali merita un occhio di riguardo particolare, non paragonabile a quella occidentale.